"Voglio cambiare lavoro, ma non so cosa fare." È una delle frasi che sento più spesso nelle prime call di coaching con chi mi contatta. A dirla sono persone preparate, spesso con dieci, quindici o vent'anni di esperienza, che sanno benissimo cosa non vogliono più. Quello che però manca è la direzione.
Se ti riconosci in questa frase, la prima cosa da sapere è che non c'è niente di sbagliato in te. Non sapere cosa fare è una fase normale di ogni transizione professionale. Il problema nasce quando quella fase si allunga per mesi, o per anni, perché si aspetta che la risposta arrivi da sola. E la risposta non arriva mai da sola, te l'assicuro.
In questo articolo ti spiego perché è così difficile capire cosa fare, cosa ci dice la ricerca su come si cambia davvero carriera e quali passi concreti puoi fare da subito per uscire dallo stallo.
Perché è così difficile capire cosa fare
Quando il lavoro attuale non ci rappresenta più, tendiamo a cercare la risposta giusta prima di muoverci. Ci chiediamo "qual è il lavoro perfetto per me?" e restiamo fermi finché non lo troviamo. Ma ci sono almeno tre ragioni per cui questa strategia non funziona.
La prima è il troppo. Oggi le opzioni sono moltissime: cambiare azienda, ruolo, settore, mettersi in proprio, riqualificarsi. La psicologia delle decisioni ha mostrato che un numero eccessivo di alternative può bloccare la scelta invece di facilitarla. Nel noto esperimento di Iyengar e Lepper (2000), le persone esposte a molte opzioni erano meno propense a scegliere rispetto a chi ne aveva poche. Davanti a cento strade possibili, è facile non imboccarne nessuna.
La seconda è che non siamo bravi a prevedere cosa ci renderà soddisfatti. Le ricerche di Daniel Gilbert e Timothy Wilson sulle previsioni affettive mostrano che sbagliamo spesso nel prevedere come ci sentiremo in una situazione futura. Immaginare un nuovo lavoro dalla scrivania di quello attuale ci dà informazioni molto parziali.
La terza è che l'identità professionale non cambia solo pensandoci. Dopo anni nello stesso ruolo, il lavoro è diventato parte di come ci presentiamo e di come gli altri ci vedono. Cambiare direzione significa anche rinegoziare questa identità, e questo processo ha bisogno di esperienze nuove, non solo di riflessione.
Cosa dice la ricerca: prima si prova, poi si capisce
Herminia Ibarra, docente di comportamento organizzativo alla London Business School, ha studiato a lungo professionisti e manager che hanno cambiato carriera. Nel suo libro Working Identity (2003) arriva a una conclusione che ribalta l'approccio più diffuso: chi cambia con successo raramente parte da un piano chiaro. Più spesso agisce per capire, invece di capire per agire.
Ibarra descrive tre attività che ritornano nei percorsi riusciti:
- sperimentare: piccoli progetti, collaborazioni, corsi o attività parallele che permettono di provare un'ipotesi senza rischiare tutto;
- allargare le relazioni: conoscere persone che già fanno ciò che ci incuriosisce, fuori dalla cerchia abituale;
- dare un senso: rileggere la propria storia e collegare le esperienze passate alla direzione che sta emergendo.
Va nella stessa direzione la teoria della planned happenstance di John Krumboltz (Mitchell, Levin e Krumboltz, 1999). Le occasioni di carriera nascono spesso da eventi non pianificati, ma ne approfitta chi coltiva curiosità, apertura e iniziativa. In pratica, l'obiettivo non è avere subito la risposta giusta. È creare le condizioni perché la risposta emerga.
Un metodo in 5 passi per fare chiarezza
Questi sono i passi che uso nei percorsi di coaching con chi arriva da me con questa domanda. Puoi iniziare a lavorarci anche da solo: ti servono carta, penna e un po' di onestà con te stesso.
1. Distingui ciò che vuoi lasciare da ciò che cerchi
"Non ce la faccio più" non è ancora una direzione. Prova a scrivere due liste: cosa vuoi lasciarti alle spalle (un capo, un ritmo, un tipo di attività, un settore) e cosa vorresti trovare. Spesso la prima lista è lunga e precisa, la seconda vuota o vaga. È normale. Già vedere quali elementi del lavoro attuale ti pesano davvero aiuta a capire se serve cambiare lavoro, ruolo o solo contesto. A volte, come racconto nell'articolo sull'ambiente di lavoro tossico, il problema non è il lavoro in sé, ma il posto in cui lo fai.
2. Fai un bilancio delle competenze, non dei ruoli
Chi ha molti anni di esperienza tende a descriversi con il proprio ruolo: "sono un responsabile acquisti", "sono un project manager". Ma i ruoli cambiano nome da un settore all'altro, le competenze no. Elenca cosa sai fare davvero: negoziare, organizzare, analizzare dati, gestire persone, costruire relazioni con i clienti. Accanto a ogni competenza scrivi un risultato concreto che hai ottenuto. Questo esercizio ti mostra quali capacità sono trasferibili e, spesso, aumenta la fiducia in ciò che puoi offrire. Se vuoi approfondire, trovi una guida passo per passo nell'articolo su talenti, passioni e competenze.
3. Chiarisci valori e bisogni
La teoria dell'autodeterminazione di Deci e Ryan (2000) individua tre bisogni psicologici di base, legati alla motivazione e al benessere: autonomia (poter scegliere come lavorare), competenza (sentirsi capaci e in crescita) e relazione (sentirsi parte di qualcosa e connessi agli altri). Chiediti quale di questi bisogni oggi non è soddisfatto. Poi aggiungi i tuoi valori personali: sicurezza, libertà, impatto, riconoscimento, equilibrio con la vita privata. Un lavoro nuovo che rispetta i tuoi valori ha molte più probabilità di funzionare di uno scelto solo per lo stipendio o il prestigio.
4. Osserva la tua energia
Per due settimane, a fine giornata, annota quali attività ti hanno dato energia e quali te l'hanno tolta. Non quelle che "dovrebbero" piacerti, ma quelle che ti hanno fatto perdere la cognizione del tempo o, al contrario, ti hanno lasciato svuotato. Nel modello di Energy Leadership con cui lavoro, questa osservazione è il punto di partenza per capire da dove nascono motivazione e blocchi. Le attività che ti danno energia sono indizi preziosi sulla direzione da esplorare.
5. Trasforma le ipotesi in piccoli esperimenti
A questo punto avrai due o tre ipotesi, non una certezza. Va bene così. Per ciascuna, progetta un esperimento a basso rischio, come suggeriscono Ibarra e, in chiave più pratica, Bill Burnett e Dave Evans nel metodo Designing Your Life (2016):
- una conversazione di 30 minuti con chi fa già quel lavoro;
- un breve corso o un progetto volontario sul tema;
- un incarico trasversale nella tua azienda attuale;
- un piccolo progetto da freelance, se stai valutando la libera professione.
Ogni esperimento ti dà informazioni reali, che nessuna riflessione a tavolino può darti. E riduce la paura, perché il cambiamento smette di essere un salto nel vuoto e diventa una serie di passi verificabili.
Gli errori più comuni quando non si sa cosa fare
- Mandare CV a caso. Rispondere a qualsiasi annuncio "per vedere cosa succede" consuma energia e, quando arrivano pochi riscontri, abbassa l'autostima. Prima la direzione, poi la ricerca.
- Aspettare l'illuminazione. La chiarezza raramente arriva da sola. Arriva facendo, osservando e correggendo la rotta.
- Licenziarsi senza un piano. Lasciare il lavoro può essere la scelta giusta, ma è meglio farlo dopo aver testato almeno un'ipotesi e aver valutato la parte economica. Ne parlo nell'articolo su come capire se licenziarsi è una fuga o una scelta consapevole.
- Fare tutto da soli. Il confronto con altre persone è uno dei motori del cambiamento, come mostra la ricerca di Ibarra. Restare chiusi nei propri pensieri tende a far girare in tondo le stesse domande.
Quando ha senso farsi accompagnare
Se da mesi ti fai le stesse domande senza arrivare a una risposta, o se hai già alcune ipotesi ma non riesci a trasformarle in azioni, un percorso di coaching può accelerare molto il processo. Il ruolo del coach non è dirti cosa fare. È aiutarti a fare le domande giuste, a mettere ordine tra competenze, valori ed energia e a costruire un piano concreto, un passo alla volta.
Se hai più di dieci anni di esperienza e vuoi ridefinire la tua direzione senza ripartire da zero, nel percorso di career coaching Career Winner lavoriamo proprio su questo: bilancio di competenze, posizionamento e strategia di ricerca. Se invece vuoi semplicemente raccontarmi dove sei oggi, prenota una call conoscitiva gratuita: in 30 minuti capiamo insieme da dove partire.
Se il tuo desiderio riguarda più in generale un cambiamento di vita, oltre che di lavoro, ti consiglio anche l'articolo Voglio cambiare vita e lavoro: da dove comincio?
Fonti
- Burnett, B. e Evans, D. (2016). Designing Your Life: How to Build a Well-Lived, Joyful Life. Knopf.
- Deci, E. L. e Ryan, R. M. (2000). The "what" and "why" of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
- Ibarra, H. (2003). Working Identity: Unconventional Strategies for Reinventing Your Career. Harvard Business School Press.
- Iyengar, S. S. e Lepper, M. R. (2000). When choice is demotivating: Can one desire too much of a good thing? Journal of Personality and Social Psychology, 79(6), 995–1006.
- Mitchell, K. E., Levin, A. S. e Krumboltz, J. D. (1999). Planned happenstance: Constructing unexpected career opportunities. Journal of Counseling & Development, 77(2), 115–124.
- Wilson, T. D. e Gilbert, D. T. (2005). Affective forecasting: Knowing what to want. Current Directions in Psychological Science, 14(3), 131–134.



