C'è una convinzione diffusa oggi, e chi mi contatta per un percorso di career coaching la tira fuori spesso: "il problema è che non c'è lavoro".
Andiamo con ordine, non è esattamente così. Oggi, solo su LinkedIn, risultano oltre 95.000 annunci attivi in Italia e più di 23.000 nell’area di Milano. Secondo un’analisi LinkedIn/Indeed citata da Pawel Adrjan, l’Italia ha iniziato il 2026 con un rimbalzo delle job postings, chiudendo gennaio circa +3% rispetto ai livelli di inizio dicembre.
Nel 2026 il mercato del lavoro è estremamente complesso, ne ho parlato qui. Il punto centrale che dal mio punto di vista è interessante sottolineare è che spesso manca chiarezza professionale. Manca la capacità di leggere il mercato, di capire come sta cambiando, di tradurre il proprio valore in un linguaggio che oggi sia riconoscibile, rilevante e credibile.
Per questo tante persone, anche competenti, anche con esperienza, anche con un buon percorso alle spalle, oggi si sentono ferme. Non è una questione di valore - come ho già sottolineato più volte, il valore prescinde dal lavoro che una persona può svolgere - trattasi di capacità di adeguarsi a un mercato che cambia, e di raccontarsi.
Il mercato del lavoro corre veloce. Servono nuove competenze.
Linkedin ci dice che entro il 2030 cambierà il 70% delle skill utilizzate nella maggior parte dei lavori. E dal 2022 è aumentata del 140% la velocità con cui i professionisti aggiungono nuove competenze ai propri profili. Il World Economic Forum stima inoltre che entro il 2030 il 59% della forza lavoro avrà bisogno di reskilling o upskilling, mentre il 63% dei datori di lavoro considera il gap di competenze il principale ostacolo alla trasformazione del business.
Se da un lato c'è chi interpreta questi dati come un problema occupazionale, dall'altro emerge chiaramente un problema di allineamento. Come spesso accade, i cambiamenti sociali, economici e tecnologici corrono più veloci di noi ed emerge la necessità di muoversi rapidamente.
Le aziende cercano persone che sappiano stare dentro contesti più fluidi, più veloci, più incerti. Cercano competenze tecniche, certo, ma anche adattabilità, pensiero critico, apprendimento continuo, capacità di lavorare con strumenti nuovi e di muoversi in sistemi più complessi. E chi cerca lavoro spesso continua a presentarsi con strumenti, linguaggi e strategie pensati per un mercato che non esiste più.
Oggi serve più che mai la capacità di raccontare il proprio percorso in modo nuovo.
Come proporsi in un mercato che cambia e che richiede competenze diverse?
Anzitutto serve riuscire a raccontare le proprie esperienze. Non in modo descrittivo. Occorre far emergere competenze, talenti e collegarli ai risultati raggiunti.
Molti professionisti che incontro hanno CV lunghissimi, ricchi di esperienze, task, progetti... il tutto, oltre che difficile da leggere risulta noioso e molto descrittivo. Serve creare una narrazione nuova: chi sei oggi, dove stai andando, che contributo puoi portare. Serve un nuovo posizionamento professionale.
Il punto è che per anni ci hanno insegnato che bastava studiare, lavorare bene, accumulare esperienza, e prima o poi il mercato ci avrebbe riconosciuti. Oggi non funziona più così. Oggi il mercato non premia automaticamente chi ha fatto tanto. Premia più facilmente chi riesce a essere chiaro, coerente e comprensibile.
Se stai cercando lavoro, oggi devi porti altre domande:
Qual è il mio valore oggi?
Come si collega ai bisogni reali del mercato?
Quali competenze sto realmente portando?
Come mi sto raccontando?
Il mio profilo è allineato al lavoro che voglio, o solo al lavoro che ho fatto finora?
Sono domande semplici solo in apparenza.
Perché toccano un punto profondo: l’identità professionale.
Ed è qui che molte persone si bloccano. Perché aggiornare il CV è relativamente semplice.
Aggiornare il modo in cui ci vediamo, ci definiamo e ci posizioniamo nel mondo del lavoro è molto più difficile.
Richiede consapevolezza e il coraggio a lasciare andare definizioni vecchie di sé. In un mercato dove le skill cambiano rapidamente e la competizione aumenta serve riuscire a mettere a fuoco il proprio valore e renderlo visibile. Questo vale ancora di più per chi si trova in transizione, per chi vuole crescere, per chi sente di avere potenziale ma non riesce più a farlo percepire all’esterno.
Ed è da lì che bisogna ripartire.
Perché affidarsi a un career coach professionale?
Un career coach è un professionista che può aiutarti in questo. Grazie a un percorso di career coaching puoi acquisire maggiore chiarezza professionale, lavorare sul tuo posizionamento e sugli strumenti di cui hai bisogno per mostrare, là fuori, qual è il tuo valore.
Ecco cosa facciamo, io e i miei coachee durante i percorsi di career coaching.
- lavoriamo sulla definizione di una nuova identità professionale
- attraverso esercizi creativo-riflessivi si lavora sul sé, sull'autoconsapevolezza e sulla comprensione dei propri bisogni e necessità attuali
- si creano gli strumenti adeguati per la ricerca del lavoro, o si affinano quelli esistenti: CV, lettere motivazionali, profilo Linkedin
- in un mercato sempre più connesso, digitale e automatizzato capiamo insieme come utilizzare l'AI per la ricerca del lavoro
- lavoriamo su networking, comunicazione, reti sociali
Ogni percorso è personalizzato e strutturato in base ai bisogni del singolo.
Se vuoi scoprire di più ti invito a consultare la pagina dedicata: https://www.enzamariasaladino.com/career-coaching
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